Maria Teresa Sica

Una storia d’amore e di vanità – Morgan

Narciso, figlio del dio fluviale Censo e della ninfa Lirope, una delle Oceanine, era bellissimo.

Il suo nome deriva dal termine greco “nàrke”, che significa torpore, un nome profetico.

La madre chiese all’indovino Tiresia il destino riservato al figlio e il vaticinio fu un enigma: Narciso sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto.

Appassionato della caccia, Narciso percorreva instancabilmente montagne e selve finché si incontrò con la ninfa Eco che s’innamorò perdutamente di lui. Narciso rifiutò l’amore di Eco, allontanandosi e non facendosi più trovare. Eco si consumò d’amore e divenne un’ombra della quale non rimase altro che la voce.

[Qui si ricollega con un’altra leggenda:Eco, d’accordo con Zeus (Giove), distraeva la moglie Era (Giunone) parlandole ininterrottamente mentre Zeus si intratteneva in amori extraconiugali. Quando Era scoprì l’inganno punì la ninfa trasformandola in un suono che riproduceva le ultime parole pronunciate da altri.]

Nèmesi, la terribile dea che puniva gli errori degli uomini, mossa a pietà per la povera Eco e sdegnata dalla indifferenza di Narciso, volle vendicarla. Guidò Narciso sulla sponda d’una fonte le cui acque limpide e terse gli rimandarono come in uno specchio, nitidissima, la sua immagine. Narciso innamorato della sua l’immagine riflessa, non trovò più la forza di staccarsene, tanto da morire di dolore quando si accorse di non poterla possedere.

Narciso morì consunto dal suo vano e ridicolo amore e fu trasformato dalla dea vendicatrice nel fiore che conserva il suo nome.

 

Maria Teresa Sica

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