Maria Teresa Sica

Fabbriche di Contagio

Lentamente, ma inesorabilmente, la tela ha preso la sua forma. Partendo dall’Oriente si è diramata e ha finito con l’abbracciare l’intero globo terrestre, come fosse il reticolo immaginario di meridiani e paralleli, ma questa tela, fitta e avvolgente, seppure invisibile non è immaginaria.

È il covid, che si è insinuato in ogni luogo del nostro mondo ed ha messo tutti in ginocchio. Lo stato di emergenza ormai va avanti da mesi, e non se ne vede la via d’uscita. Si sentono discorsi, proponimenti, speranze, ma di fatto molti sono quelli che oscillano, come piccoli insetti che cadono nella rete del ragno. Ci sono anche quelli che ignorano, negano, ma nessuno può sapere ancora se finirà nella rete che, non si può negarlo, esiste.

Perché questo virus è malefico, infimo, non si capisce ancora il suo reale percorso, si sono sentite ipotesi delle quali poi non si è più sentito nulla, ma di fatto improvvisamente qualcuno si infetta.

Errori, tempo, il virus che si indebolisce, l’iper diffusione dei cosiddetti portatori sani, le soluzioni: distanza di sicurezza, mascherina, mani igienizzate che bisogna evitare di portare al volto.

Tutti concentrati, allineati, esclusi forse coloro che continuano a negare, per cercare di rompere questa maledetta rete e ritrovare la libertà perduta.

Ma poi, quelli che negano, ne sono convinti o in realtà lo fanno perché temono che la loro attività possa avere un crollo? Parliamoci chiaro: uno dei problemi grandi legato alla diffusione di questo virus è proprio il rischio della sopravvivenza di alcune attività, poiché è innegabile che il legame causa-effetto è rilevante.

E allora bisogna evitare un altro lockdown, che metterebbe l’intera nazione davvero in ginocchio, poiché in caso di ulteriore chiusura probabilmente diminuirebbero le vittime a causa del virus, ma forse si moltiplicherebbero i suicidi.

E dunque si procede a tentativi: riduzione degli orari di apertura, come se, a locali chiusi, le persone non si riunissero ugualmente al di fuori degli stessi, o nelle piazze, o nelle strade, o nelle case.

Il problema però, a rifletterci bene, non sta nel luogo in cui ci si riunisce, quanto nelle relative modalità relazionali, ossia nel rispetto di quelle semplici tre famose regole di sicurezza: distanza, mascherina, mani, regole che si potrebbero facilmente osservare anche mantenendo aperte le attività. Ovvio che, accanto all’attenzione occorrerebbero aiuti economici, poiché a fronte dei guadagni ovviamente inferiori, le spese di gestione e mantenimento dei dipendenti comunque rimarrebbero le stesse.

Viene da sé che, per superare la crisi, l’attenzione maggiore dovrebbe cadere sulle modalità utili a non far chiudere le attività, e quindi sulla necessità di tenere basso il numero dei contagi.

Quali sono le attività che potrebbero essere sospese senza recare danno allo sviluppo del paese?

Eccolo il nodo della famosa ragnatela! La risposta è una: le attività dove sono facili gli assembramenti, quelle in cui si verifica la permanenza in assenza di una sufficiente relazione spazio/tempo/numero di persone, poiché è lì che il contagio è più facile. Gli spazi dove risulta critico tenere le distanze adeguate e i comportamenti necessari a garantire la sicurezza.

Penso ai mezzi di trasporto pubblico, ma non posso fare a meno di pensare anche alla scuola.

Con tutta la buona volontà di chi governa e di coloro che vi sono in prima persona impegnati, le scuole saranno pur sì ambienti sicuri, ma abbiamo visto che quello che nell’ambiente accade, nonostante tutte le misure di sicurezza applicate, può facilmente sfuggire al controllo. Non si tratta di robottini che si possono piazzare nelle postazioni desiderate semplicemente per trasmettere loro nozioni, ma di persone in crescita che hanno fortemente desiderato il ritorno tra i banchi proprio in relazione alla personale voglia di relazione. Bloccare gli studenti in lezioni rigide, durante le quali i movimenti, le conversazioni spontanee guardandosi in faccia, i giochi, i contatti vengono a mancare, mi spezza l’anima. È uno stare insieme senza stare insieme davvero, è un rapporto freddo come la DaD, solo che sono tutti fisicamente lì. Inoltre, se è vero, come dicono, che i contagi si diffondono in famiglia, allora il contagiato di una famiglia facilmente può portare il virus nella scuola e da lì propagarsi a stella verso altre famiglie, e non per cattiva volontà o scarso controllo dei diretti coinvolti, ma perché abbondano gli inconsapevoli e imprevedibili portatori sani. 

Ecco perché a mio parere le scuole, come i mezzi di trasporto, sono Fabbriche di Contagio, poiché è da lì che si sta diramando una fredda selezione naturale.

Non è aprendo le scuole che si riparte, la società si riavvia e cresce se insieme alla salute pubblica si tutela la possibilità di far svolgere le attività ai singoli, poiché senza lavoro e senza guadagno, la crisi è certa, e la scuola in presenza, in questo momento, purtroppo, innegabilmente favorisce il contagio.

Chi ci governa non può non avere chiaro tutto questo, allora perché spinge su alcune sconsiderate decisioni?

Non posso non pensare all’immunità di gregge, forse voluta in silenzio, perché tutto lo hanno capito: con questo virus ci dovremo convivere a lungo, allora tremo alla supposizione della messa in atto di una triste soluzione, poiché così facendo è chiaro che a rimetterci saranno coloro che sull’economia hanno il peso più consistente: anziani e fragili.

Le persone che popolano il mondo sono troppe, le spese sono troppe, ma la vita, la salute di ogni singolo vanno tutelate, insieme al benessere. Vivere blindati, lavorare blindati, studiare blindati non ha alcuna relazione né con la salute è con il benessere. Per una vera tutela di tutti ed evitare il rischio di un nuovo lockdown bisognerebbe evitare e ridurre le situazioni in cui è facile la diffusione e lasciare operative le attività in cui il contagio è ridotto, solo così si evita il rischio di chiudere di nuovo. Una nuova chiusura non sarebbe sopportabile.

Purtroppo è forse impossibile, o comunque troppo complicato, pensare di effettuare tamponi a tappeto per evidenziare e isolare i malati e, di contro, permettere agli altri di svolgere in sicurezza le attività e poi, dopo 15 giorni, magari ripetere il test con lo stesso obiettivo, così da circoscrivere ancora.

Troppo complicato, ma forse per cercare di tenere davvero la situazione sotto controllo bisognerebbe prendere in considerazione l’idea di ostacolare queste Fabbriche di Contagio, ipotetico punto di irraggiamento della diffusione che ha come conseguenza un crudo smaltimento della popolazione.  

C’è paura, per la salute, per il futuro, ma c’è il virus, i contagi aumentano e ci sono responsabilità da assumere.

Il virus è un ragno che produce la sua tela e la diffonde sull’intero globo, bisognerebbe trasformarlo in ragno saltatore per rompere e riuscire a cancellare quella malefica, fitta, appiccicosa tela e le relative drammatiche conseguenze.

Mts©

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