Maria Teresa Sica

Le mie considerazioni in seguito alla conferenza stampa sulla scuola da Palazzo Chigi del 09/09/2020

Voi state facendo molto, è vero, ma le difficoltà sono enormi, e molte sono poco controllabili. Una settimana sul campo, e ci si può rendere conto che i molti buoni propositi sono un po’… complicati da attuare. Avete investito, avete speso, tutto degno di ammirazione, ma nella pratica quotidiana, nonostante le spese effettuate, i problemi sono molti e le incognite sono infinite.

Restano alcune perplessità:

– spero che davvero le classi siano formate da un numero di alunni adeguato e che sia adeguato anche il numero dei docenti;

– mi sorge il dubbio che scuole già in possesso di banchi monoposto ne abbiano comunque fatto richiesta;

– la misurazione della temperatura a casa… è un rischio: comprendo l’atto di fiducia, ma è capitato che genitori abbiano mandato figli a scuola nelle condizioni più inimmaginabili; se un genitore si disinteressa e provoca un contagio, cosa accade dopo?

– in caso di un alunno infetto, la quarantena facilmente potrebbe coinvolgere l’intera scuola: molti docenti girano su più classi, il contagio è dunque facile;

– il distanziamento e l’organizzazione temporale sui mezzi di trasporto lo vedo complicato;

– perché, nell’ottica della protezione, non è stato richiesto il test anche agli utenti?

– una scuola così blindata, con giuste regole di sicurezza e distanziamento, e dunque senza possibilità di collaborazione tra pari, attività di collaborazione e scambio, può essere considerata “normale”, una scuola comunità, una scuola sociale?

Gli aiuti e il supporto utili per mettere tutti sullo stesso piano e contro la dispersione scolastica non c’entrano con le azioni derivanti dall’emergenza covid, erano azioni necessarie da tempo e a prescindere. Quella del personale non completo a inizio anno scolastico è una situazione che si trascina da anni e i problemi dell’edilizia scolastica, anche quelli, sono problemi vecchi.

Ora, a parte i problemi inerenti il personale, per tutto il resto lo Stato investe da tempo, lo ha fatto grazie alla Comunità Europea, con i fondi PON e FESR che semplicemente richiedevano impegno da parte dei beneficiari. La formazione del personale, la fornitura di nuovi materiali, alcune migliorie strutturali… sono tutte cose che le scuole hanno avuto l’opportunità di ottenere e coloro che si sono impegnati stilando, presentando e sviluppando progetti validi, ne sono la prova: non sono poche le scuole che hanno usufruito di molto denaro grazie al quale hanno rimodernato locali e strumenti ed hanno favorito la formazione delle professionalità interne operanti.

Ma l’essere umano, immondo, ha la tendenza ad approfittare; incurante delle reali spese necessarie, ognuno si è lanciato in richieste apparentemente lecite e giustificate dal momento di emergenza, a prescindere dalla reale esigenza, e una cosa sola risalta: l’emergenza mette a nudo l’egoismo umano. Dunque lo Stato può impegnarsi quanto vuole, la realtà è che non è possibile tenere davvero tutto sotto controllo, ci sarebbe bisogno di ispettori tecnici che, al di sopra delle diverse correnti politiche, effettuassero i dovuti controlli in ogni ambiente poiché l’uomo, lasciato libero di agire, dimentica di farlo con coscienza.

Mi fa piacere sapere che in caso di contagio la scuola non sarà sola e sarà supportata dall’azienda sanitaria locale, ma se il contagiato si aggrava, se contagia a sua volte persone fragili a lui vicine, se l’esito è negativo, questo non essere soli potrà mai essere un sollievo?

Ma perché non si è pensato a tamponi a tappeto già a maggio, per circoscrivere e curare i malati e, contemporaneamente, lasciare i non infetti liberi di continuare il proprio lavoro in sicurezza così da poter contribuire al recupero dell’economia senza rischi. I malati, una volta guariti, avrebbero poi potuto riprendere il loro posto attivo in società, e con il rischio al minimo il numero delle persone produttive sarebbe potuto aumentare gradualmente e in sicurezza. Non sarebbe stato questo un valido modo per provare a debellare il virus e, nel contempo, vincere la crisi economica? Utopia?

Ragionando allo stesso modo nella scuola, si poteva pensare di lavorare a distanza ancora per i primi mesi di questo nuovo anno scolastico, così da prendere tempo per mettere in atto opportune verifiche serie (mi riferisco al tampone per tutti) e organizzare davvero tutto al meglio così come nelle intenzioni: spazi, personale, banchi, e quanto necessario invece di spingere a cominciare catapultati in una falsa normalità di una scuola che simula una normalità socio-culturale.

 

Falsa normalità, certo, perché nella scuola normalmente la socialità è uno dei punti cardine, per questo molti hanno spinto alla didattica in presenza, ma proprio questo non si potrà mettere in pratica.

Allora, visto che i normali rapporti sociali in presenza non sono possibili, che se un allievo piange o si sente male non potrà essere coccolato, che sono previsti sussidi per le famiglie (baby sitting) e considerato che i docenti opereranno in ambienti a rischio senza fruire di protezioni adeguate – come succede per i medici – e dunque potrebbero fungere da probabili vettori, ad esempio, anche per i loro familiari fragili, non era meglio prendere ancora un po’ di tempo ricorrendo a una metodologia che, seppure incentrata prevalentemente sull’aspetto meramente didattico, esiste, è stata sperimentata e, fatta bene, garantisce risultati (didattici) soddisfacenti in sicurezza? Perché non dimentichiamolo: con la DaD i docenti lavorano di più, poiché si mette in atto il lavoro individualizzato con ogni componente della classe di appartenenza.

Ovviamente sarebbero state necessarie alcune eccezioni: gli alunni delle classi prime di ogni ciclo, i diversamente abili e i corsi che prevedono l’apprendimento di discipline pratiche. Ma questo è un altro discorso e ne ho già parlato in un altro articolo, e comunque, considerando queste categorie soltanto, il numero degli alunni in presenza, dunque l’affollamento, sarebbe stato ridotto di molto.

In conclusione, la mia opinione è che per arrivare a mettere in pratica davvero in sicurezza tutti i buoni propositi presentati, sarebbe stato necessario più tempo. 

Mts©

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