Maria Teresa Sica

Didattica a distanza

Ma spiegatemi una cosa.

Stiamo attraversando un periodo veramente critico, c’è chi è bloccato in casa, chi non può lavorare pur avendone bisogno, chi invece ci deve andare, con la paura nell’anima per sé e per i suoi cari. Persone che soffrono la solitudine, gente a cui “manca l’aria”… Ma non ci sono già troppe preoccupazioni?

Allora spiegatemi perché c’è chi si sente in diritto di dover creare ancora più ansia.

La didattica a distanza, bellissima cosa, ma …

Perché sentirsi in diritto di far svegliare questi alunni, che poi di fatto a scuola non ci devono andare, per fare l’appello? Qual è il senso delle video lezioni in presenza con l’intera classe? Quelle si chiamano videoconferenze, e in genere sono gestite da persone adulte e capaci di rispettare i tempi nella comunicazione.

E allora vengo a sapere di ragazzi che devono svegliarsi, lavarsi e vestirsi di tutto punto per presentarsi in cam all’appello del diligentissimo docente. Poi magari finisce lì, e quei ragazzi si sono svegliati per cinque minuti di apparenza, cinque minuti di formalità, cinque minuti di “perché la vita deve continuare con lo stesso rigore, i ragazzi devono continuare a seguire le normali abitudini, così non si perdono”. Davvero? Non si perdono? E che senso ha dirsi buongiorno e andar via? Che senso ha perdere sonno e allungare una giornata già infinita? Non si pensa al malumore che questo potrebbe creare nel corso poi di tutta la giornata?

Poi c’è quello che non si limita all’appello, mette in atto una vera e propria lezione interattiva. Ma mi chiedo come fa? Con i ragazzi che già in classe a volte si interrompono o interrompono per dire la loro nonostante i richiami al rispetto dei turni. Senza contare i problemi di connessione, o i rallentamenti nella trasmissione, soprattutto nei collegamenti multipli… ma come si può pensare?

Ma no! Bisogna seguire l’orario!! Bisogna fare il proprio lavoro con rigore e diligenza!

Allora io mi chiedo il senso di tutto questo. Non sarà solo un modo per “mettersi a posto”? Si fa l’appello, si segue l’orario, si fa lezione in presenza, poi segue l’assegno e quindi l’appuntamento alla prossima lezione, come da orario… ecco, “Ho fatto il mio dovere di docente, nessuno mi potrà rimproverare, ho seguito il mio orario di lezione, sono un docente e-learnig!”.

 

Ma i ragazzi?

Torneranno a scuola, quando ci torneranno, più stanchi, stressati e confusi di prima.

Ma torniamo con i piedi a terra e ragioniamo.

È un tempo difficile, ma si può cercare di utilizzarlo in modo costruttivo questo tempo.

È davvero utile seguire l’orario dalle 8.00 del mattino? Non sarebbe meglio dare ai ragazzi, ora che è possibile, la possibilità di gestire il loro tempo, la loro lunga giornata, senza agitarli?

Sono davvero utili le video lezioni in presenza? Non sarebbe meglio procedere con video lezioni registrate così che ciascuno possa seguire l’argomento nel rispetto dei propri tempi di apprendimento, magari fermandolo e poi riprendendolo o guardando più volte lo stesso video? Non è così che magari potrebbe davvero imparare qualcosa di nuovo senza il supporto pratico del docente? E in alcuni casi, non sarebbero utili mappe dalle quali invitare a trarre contenuti con semplicità piuttosto che bombardare con assegno, date di consegna e attività interminabili?

L’idea di vedersi è bella e, anzi, è anche piacevole: si mantengono i contatti, ci si scambia una parola, allora ben vengano i video collegamenti in presenza e in gruppo, ma per salutarsi, dirsi due parole in serenità, con leggerezza, per trasmettere affetto e compartecipazione, supporto morale, perché la scuola è anche rapporti sociali.

Ma torno alla didattica. In ogni classe ci sono studenti di ogni tipo, si va dai meno a più bravi, dai meno ai più capaci, ma sempre, tutti, hanno bisogno di consolidare qualcosa, qualcuno di impararla, qualcun altro di approfondirla, ma con questa modalità a distanza c’è la possibilità di rispettare i singoli tempi di apprendimento e di seguire gli alunni singolarmente. C’è solo da organizzarsi e non occorre seguire pedissequamente l’orario di lezione, magari richiede un po’ di tempo in più all’inizio, ma quello ora non manca, e forse per i ragazzi sarebbe più semplice.

Poi c’è da considerare anche che non tutti hanno a disposizione gli strumenti e/o le capacità richieste e che molti hanno bisogno dell’aiuto dei genitori che, accanto ai problemi personali, pure potrebbero avere bisogno di gestire il loro tempo o anche limiti nelle capacità di gestione di questi strumenti tecnologici, che non è detto tutti abbiano a disposizione. Perché ci può essere il genitore che non ha la stampante, o si è rotta, quello che ha più figli e un solo terminale, quello che ha solo lo smartphone, quello che non ricorda le credenziali e non può andare a scuola per ritirarle.

Allora forse bisognerebbe pensare a tutto questo. E ci sarebbe bisogno di maggiore semplicità, per il bene dei ragazzi stessi e delle rispettive famiglie, perché è una situazione di emergenza e nell’emergenza ci vuole adattamento.

Ecco, giusto per ricordare che una delle cause dell’abbassamento delle difese immunitarie è lo stress.

Mts ©

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