Maria Teresa Sica

Autismo e sostanze chimiche

Nell’autismo pare che nel cervelletto e nel sistema limbico le cellule appaiano più dense e le dimensioni delle cellule neuronali siano ridotte.
Quali sono, allora le funzioni “normali” del cervelletto e del sistema limbico? C’è relazione tra quello che determina il loro corretto sviluppo e quello che, invece, negli autistici non funziona?
Andiamo a vedere, soffermandoci, però, solo su quello che va a coinvolgere le mancate reazioni “normali” che si riscontrano nell’autismo.
Il cervelletto, a voler essere sintetici, si può dire che è deputato al controllo dei movimenti, e svolge un ruolo importante nello sviluppo del linguaggio, nella capacità di attenzione, e nelle risposte emotive alla paura o al piacere. Il sistema limbico è molto complesso, ad esso sono deputate molte funzioni importanti; saper prendere decisioni, avere reazioni emotive, saper instaurare relazioni sociali, sono solo alcune delle funzioni specifiche deputate a tale sistema.
Ecco. Ma allora cosa fa funzionare sistema limbico e cervelletto? Cosa si è rotto nella persona affetta da autismo?

Entrambi sono strettamente connessi con il sistema nervoso centrale, e tutte le connessioni in questo sistema sono regolate dalle cellule nervose.
Allora come funzionano le cellule nervose?
Sono i neuroni. Per dirla in breve, sono cellule che non hanno la tipica forma ovoidale, hanno invece un corpo centrale e delle ramificazioni attraverso le quali si propagano gli impulsi che devono passare da cellula a cellula fino a giungere all’obiettivo, perché l’impulso diventi cosciente o determini una risposta. Gli impulsi che si propagano sono impulsi elettrici, essi trasportano l’informazione, e per proseguire nel loro percorso e giungere a destinazione, talvolta hanno bisogno dell’aiuto di sostanza chimiche: i neurotrasmettitori. Acetilcolina, adrenalina, noradrenalina, dopamina, adenosina, sono elementi che l’organismo produce, determinando così effetti calmanti o eccitanti. I neurotrasmettitori dunque sono fondamentali perché l’impulso si possa trasmettere ed abbia l’effetto voluto, perché le cellule confinanti non sono in contatto, c’è invece un piccolo spazio attraverso il quale passa l’impulso. Il punto di contatto, lo spazio tra due cellule nervose è la sinapsi, ed è qui che agiscono i neurotrasmettitori i quali, diffondendosi, provocano i cambiamenti nella polarizzazione cellulare necessari per la trasmissione dell’impulso.

Può essere allora che una modificazione avvenuta a livello dei neurotrasmettitori sia responsabile delle mancate risposte “normali”?
Ecco. Ma allora cosa può causare modificazioni in questi neurotrasmettitori? Cosa può succedere per cui durante lo sviluppo si verifica un cambiamento così determinante?

Il corpo umano è una macchina perfetta, ogni cosa, ogni minima cosa ha una funzione e si auto-crea perché così è la natura; ogni cosa, ogni più piccola cosa si crea e agisce secondo un ordine, c’è un ordine naturale perfetto, tranne se non subentrano problemi genetici o fattori esterni che li vano a modificare, compromettendone così lo sviluppo e il funzionamento.

E allora torniamo al sistema limbico e all’amigdala, la struttura presente in esso e deputata, tra l’altro, agli aspetti dell’interazione sociale e alla percezione della direzione dello sguardo.

L’amigdala è influenzata da alcuni neurotrasmettitori tra i quali la noradrenalina, fondamentale per il metabolismo, il glutammato/NMDA, importante per il funzionamento delle sinapsi nervose, i recettori del GABA, importanti inibitori del sistema nervoso centrale, i recettori per gli oppioidi, vale a dire le endorfine e le dinorfine, anch’essi importanti trasmettitori neuronali, e poi la dopamina e la serotonina. Ma analizziamo in particolare gli ultimi due dell’elenco.
Dopamina. È il principale neurotrasmettitore emozionale e ha un importante ruolo nella coordinazione motoria e nei processi di apprendimento. La scarsa quantità di questo neurotrasmettitore può determinare mancanza di reazioni, al contrario l’attività elevata della dopamina può comportare sindromi maniacali.
Serotonina. Normalmente nei bambini la capacità di sintesi di serotonina, che in particolare regola il sonno e determina il senso di benessere, i sentimenti di empatia, ma anche i comportamenti impulsivi, nel sistema nervoso centrale è abbastanza elevata, nell’autismo invece questo processo è alterato.
Ecco. Cos’è allora che altera questo processo? Esiste un gene deputato al trasporto della serotonina che, per una qualche ragione, modifica il suo normale comportamento? E quando esattamente questo comportamento si modifica?

La naturale produzione di serotonina nell’organismo è legata al movimento muscolare, se manca tale attività o se è troppo prolungata, la serotonina non viene più prodotta. Anche l’assunzione di cibo ne stimola la produzione. Questo neurotrasmettitore è responsabile di impressioni negative o positive: se manca pervade una sensazione di malessere, la sua presenza, invece, favorisce il senso di benessere.
Allora: negli autistici non viene sintetizzata la serotonina come dovrebbe, la serotonina si produce naturalmente anche con il movimento, gli autistici spesso hanno il bisogno di compiere movimenti detti “stereotipie”.
Ecco. Allora cosa altera la produzione di serotonina? La serotonina normalmente viene sintetizzata nel cervello e in altri tessuti, quando questa sintesi si compromette?

Cervelletto, sistema limbico, amigdala e relativi neurotrasmettitori. La quantità di questi neurotrasmettitori è importante nel determinare metabolismo, reazioni emotive, processi cognitivi, ma e la loro concentrazione e produzione naturale può dipendere da un’eventuale introduzione esterna nell’organismo. È risaputo che nei tossicodipendenti i recettori per gli oppioidi non vengono più prodotti dall’organismo.
Ecco. È biochimica.

Il corpo umano è una macchina perfetta, un sistema che risponde agli stimoli seguendo alcuni processi in maniera perfetta, una macchina che si adatta per continuare a funzionare.
Le strutture nervose cominciano a formarsi già a livello embrionale e il loro sviluppo continua anche dopo la nascita. Viene spontaneo pensare che l’inserimento artificiale di neurotrasmettitori durante i processi di formazione e sviluppo ne possa influenzare la strutturazione e le relative risposte. Potrebbe anche accadere che determinati processi semplicemente si rallentino, necessitando quindi o di un altro intervento artificiale atto a bilanciare quanto squilibrato, oppure potrebbe servire un tempo biologico utile a ritrovare lo stato di equilibrio.

In entrambi i casi servirebbe tempo.

Potrebbe essere che se durante quel tempo un organismo in formazione viene a contatto con sostanze estranee, sostanze che in condizioni normali non provocherebbero alcuna complicanza, queste potrebbero determinare una risposta che potrebbe essere quella inattesa. Allora penso che forse potrebbe essere utile effettuare indagini approfondite prima di mettere in atto quel “contatto”, indagini che abbiano lo scopo di verificare lo stato biochimico dell’organismo in oggetto, di verificare se quell’organismo è effettivamente pronto a reggere il contatto con quelle sostanze estranee.
Ecco. Ma questo è solo il mio pensiero, ed io..non sono un medico.

Mts ©

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