Maria Teresa Sica

Quando un caro è ricoverato in ospedale

Arriva per tutti quel momento: un problema improvviso, un incidente, l’urgenza di un intervento, il post-intervento… e chi è intorno a lui è in pensiero, vuole stargli vicino, vuole accudirlo, si preoccupa, per il giorno e per le notti che lui dovrà trascorrere lì.

Cosa farà? Avrà bisogno di qualcosa? Chi lo aiuterà? E se deve fare questo o quello… ?? Come farà?

Di giorno ci sono gli orari di visita, allora si può andare a trovarlo, portargli qualcosa, stare un po’ a fargli compagnia. È una cosa giusta: i medici hanno bisogno dei loro tempi per fare il giro di controllo, le visite e quanto necessario, ma anche i pazienti hanno bisogno dei loro tempi quando devono recarsi in altri reparti per effettuare determinati esami. Finalmente arrivano i bramati orari, però se siamo in troppi non si può entrare insieme, si creerebbe troppa confusione: è pur sempre un luogo di degenza!

Allora entri, e c’è quello che condivide la camera con lui che è solo, a volte quando suona il campanello subito qualcuno arriva, ma altre .. al suono segue attesa e ancora attesa, così ci vai tu, e gli dai una mano, sempre che la richiesta sia alla tua portata, oppure esci per sollecitare il richiamo. Può capitare di spiegare il motivo del richiamo e, di rimando, ricevere indicazioni. Può capitare che il chiamato arrivi, estremamente infastidito, e agisca senza la delicatezza necessaria.

Spesso l’orario delle visite coincide con quello del pranzo o della cena, tu sei lì ad aiutare il tuo caro, a volte aprire quei contenitori è un po’ macchinoso, ma ci riesci e lui mangia. Quello che condivide la camera con lui ti chiede dolcemente aiuto, perché il campanello a suonato invano: gli operatori sono impegnate nel giro di consegne.

Finisce il tempo. Te ne vai.

Di notte a volte è possibile rimanere per assistere il proprio caro, può rimanere una persona, che sì può organizzare con una sedia accanto al letto del degente o, se c’è un letto libero in camera, può fruire di quello. Letto o sedia che sia, a volte ti danno una coperta. Se durante la notte hai bisogno di qualcosa di più specifico, chiami aiuto. L’operatore arriva subito e ti supporta, ma a volta devi insistere e passa tempo prima di riuscire ad avere una risposta, una presenza. La notte regna il silenzio, a volte qualche campanello, a volte qualche passo.

Arriva il mattino. Te ne vai.

Ora io mi chiedo: comprendo le ragioni di ordine e la necessità dei tempi per visite e accertamenti, ma perché non permettere di restare vicino a un caro più a lungo possibile? Di sicuro ci si prenderebbe cura delle esigenze anche più semplici, che non necessitano di competenze specifiche, così si allevierebbe il “dolore” del momento che è fisico, ma anche psichico, dunque la compagnia di una persona conosciuta, la possibilità di fare due chiacchiere e quattro risate non possono essere che vantaggi.

Inoltre spesso è una questione di priorità di fronte a richieste contemporanee, ma non è giusto che un paziente in difficoltà, seppur solo per aprire i contenitori del cibo, venga messo in secondo piano: è pur sempre un paziente. Allora i parenti sono “utili”!!

Certo, i parenti sono utili, e devono esserlo, ma non a orario o grazie ad eccezioni concesse, perché poi è lecito domandarsi cosa succede quando gli orari non consentono di essere presenti o quando le eccezioni non si applicano, e perché, qual è la molla che spinge, in alcuni casi, verso la scelta di concedere eccezioni se ci sono gli addetti deputati a svolgere determinati compiti.

Ci sono operatori meravigliosi, sensibili e dolcissimi ma, come in tutte le categorie, ci sono anche le cosiddette pecore nere, che oltre a rompere il giusto funzionamento delle cose fanno anche si’ che l’intera categoria ne perda in buona considerazione.

Purtroppo di fronte a questo non si può fare nulla, i furbi esisteranno sempre, allora perché non dare più spazio ai frequentemente necessari parenti? Se servono, se quando ci sono loro acquisiscono e svolgono determinate mansioni (cosa che ad alcuni operatori va più che bene), perché allora non permettere questa “collaborazione” che soddisferebbe tutti e tranquillizzerebbe molti?

Organizzazione, rispetto, collaborazione. Questo potrebbe indirizzare a risultati soddisfacenti.

Mts ©

 

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